L’estricazione dal veicolo incidentato: un lungo percorso

L’uomo fa incidenti stradali da quando utilizza veicoli per spostarsi e temo che non perderà l’abitudine. L’evoluzione dei mezzi di trasporto porta con sé di pari passo una evoluzione delle problematiche derivanti dagli incidenti stradali: da mezzi sempre più sofisticati e preformanti derivano lesioni sempre più gravi e al passo con i tempi…

Fortunatamente anche la sicurezza passiva dei veicoli migliora e gli abitanti del mezzo sono sempre più salvaguardati dal mezzo stesso: dai primi veicoli estremamente rigidi, che non ammortizzavano quasi per nulla l’urto scaricando tutto sugli occupanti, alle attuali carrozzerie che assorbono gran parte dell’energia cinetica. Questo trasmette al guidatore una maggiore sicurezza, che forse a volte diventa anche eccessiva.

Non si può non accennare però anche alla evoluzione degli strumenti utilizzati dai soccorsi tecnici per permettere ai sanitari l’accesso al paziente: partendo da fiamma ossidrica e cesoie manuali degli albori, fino agli attuali sistemi idraulici di grande potenza ed estremamente sicuri.

Tutti capitoli importanti, sui quali potremmo darvi di che leggere per ore – e non escludiamo di farlo in futuro – ma per ora ci interessa soffermarci sulle tecniche e sui presidi di estricazione dell’infortunato dal veicolo.

Negli anni ‘80 non si parlava – almeno in Italia – di presidi per l’estricazione ma semplicemente di tecniche e “prese”. Si vedevano le prime barelle a cucchiaio per il caricamento del paziente da terra, ma ancora il trasporto atraumatico e l’estricazione dal veicolo non erano considerati.

La tecnica che si utilizzava principalmente era la manovra di Rautech ad un soccorritore, con tutti i limiti che essa comporta sia per il paziente che per l’esecutore. A ciò aggiungiamo che il paziente veniva poi posizionato su di una barella e trasportato sull’ambulanza senza alcun presidio.

Negli USA si utilizzavano le tavole spinali corte, che permettevano di essere posizionate anche dietro la schiena di un paziente seduto sul sedile di un’auto, che, pur essendosi rivelate dei presidi decisamente poco efficaci soprattutto perché non permettono una adeguata stabilizzazione del bacino, sono tuttora in commercio.

L’introduzione di presidi per il trasporto traumatico inizia verso la fine degli anni ’80: arrivano le tavole spinali ed i collarini cervicali, ma soprattutto iniziano a cambiare la mentalità e l’approccio: al posto del tradizionale “carica e vai”, si inizia a parlare di condizionamento al trasporto e di trattamento in loco, oltre che di valutazione del paziente.

Negli anni ’90 arriva il KED (Kendrick Estrication Device), brevettato da Richard Kendrick nel 1978. Credo che lo spunto sia arrivato dai sistemi di immobilizzazione utilizzati durante la guerra del Vietnam – cui lo stesso Kendrick aveva preso parte – per trasferire i feriti da una nave all’altra tenendoli appesi in verticale. Indipendentemente da quale sia stata la sua genesi, il KED è stato una vera rivoluzione, un presidio specifico per una specifica problematica! Ovviamente non mancarono anche in questo caso tantissimi detrattori e infinite ritrosie: “ne abbiamo sempre fatto a meno”, “occorre molto tempo per metterlo”, “non è facile da usare”, “non sempre si riesce ad utilizzarlo” e via dicendo. Nonostante i mugugni (non ancora sopiti), il presidio sale su tutte le ambulanze, a volte nella sua versione originale, alte volte in una delle sue molteplici varianti aggira-brevetto.

Personalmente ritengo che – oltre all’indubbia efficacia specifica – questo presidio abbia anche introdotto la consapevolezza che per prestare soccorso in ambulanza occorre essere formati sull’utilizzo di tutto ciò che si trova sul mezzo. Riguardo questo capitolo la strada da fare è ancora lunga, ma almeno è tracciata e parzialmente normata.

Il KED è tuttora molto utilizzato e rimane il presidio di elezione per l’estricazione di pazienti obesi e di donne in avanzato stato di gravidanza. Il modello originale è decisamente stabile e definito ma alcune aziende hanno provato a svilupparne varianti innovative. La stessa Kendrick ha messo in commercio un nuovo prodotto che però non ha avuto lo stesso successo del KED.

Una ulteriore evoluzione c’è stata verso la fine degli anni ’90 con l’introduzione sul mercato degli estricatori in lamina di carbonio, evoluzione delle spinali corte e con alcuni spunti presi dal KED e da presidi per l’estricazione da auto da competizione. Si tratta sicuramente di presidi efficaci e semplici da utilizzare, che coprono quasi tutte le esigenze specifiche e risolvono molte delle problematiche dei loro predecessori: applicazione con bassa mobilitazione del paziente, possibilità di effettuare una estricazione rapida ma comunque cautelativa per il rachide e – non ultima – la possibilità di essere completamente puliti e sanificati.

Proprio la semplicità di utilizzo di questi strumenti lascia spazio alla falsa convinzione che non sia necessario un adeguato training o che sia sufficiente guardarsi un paio di video per imparare ad usarli correttamente. Ogni cosa è semplice quando si è imparato a farla, ma può diventare estremamente complessa quando ci si accontenta di credere di saperla fare.

Oggi sono allo studio nuovi presidi, che guardano alla versatilità ed alla capacità di risolvere più problematiche, senza rinunciare all’efficacia ed alla praticità. Vedremo cosa ci verrà proposto nel prossimo futuro, i preview sono decisamente interessanti.

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